Stile giapponese


Parlando del tatuaggio giapponese è importante ricordare che anch’esso veniva praticato in epoche antichissime e che è necessario distinguere il tatuaggio punitivo fatto ai carcerati (irezumi) e quello di cui andremo a trattare  e cioè l’horimono (tatuaggio artistico).

La storia del tatuaggio giapponese è lunga e complessa e nel tempo l’horimono ha assunto connotazioni e significati diversi. Segno di nobiltà, è stato poi utilizzato per marchiare i fuorilegge per poi divenire nel periodo Tokugawa una delle manifestazioni artistiche più raffinate ed eleganti, espressione soprattutto delle classi medie. Il tatuaggio attinse dall’ukiyoe forme, disegni e tecniche e si sviluppò contemporaneamente ad esso. Grazie ad artisti come Hokusai, Kuniyoshi e Yoshitoshi si diffuse e si fece portavoce insieme al teatro kabuki e alla letteratura del “mondo fluttuante” di una filosofia nuova che invitava a godere dei piaceri della vita poiché considerava la vita stessa breve ed effimera.

L’horimono però non è mai stato considerato una vera forma d’arte dalle classi dominanti e quindi venne relegato  in ambienti illegali per poi diventare il segno distintivo dei giocatori d’azzardo e della yakuza (mafia giapponese) diventando emblema di forza, coraggio e lealtà. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, seppur non più perseguitato dalla legge il tatuaggio non divenne legale ma solo tollerato dalle autorità Giapponesi.

Tutt’oggi chi pratica il tatuaggio in stile giapponese tradizionale deve rispettare rigidi standard che riguardano stilistica e composizione e cercare di rispettare e salvaguardare il più possibile i preziosi insegnamenti tramandati dai maestri e naturalmente possedere una vasta e approfondita conoscenza dell’arte e cultura giapponese.

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